Il tema dell’agroalimentare e la necessità di un nuovo welfare
È ormai risaputo che il settore agricolo, i prodotti alimentare e la cucina italiana sono caratteri distintivi del Bel Paese e del suo territorio. È, però, altrettanto noto che questo stesso comparto sta vivendo una grave crisi legata alla competizione globale e ad una difficoltà di accesso al mercato e di redistribuzione del valore lungo tutta la filiera che si ripercuote pesantemente in particolare sul primo anello: la produzione agricola.
D’altro canto è ormai nota l’esigenza di nuove forme sostenibili di welfare in quanto l’Amministrazione pubblica, da sola, fatica a rispondere alle esigenze dei cittadini in termini di servizi e assistenza. È necessario il coinvolgimento di tutta la società civile, con la creazione di reti e partnership pubblico-privato e patti di collaborazione con tutta la società.
Agricoltura, innovazione sociale, produzione culturale e nuove forme di welfare sono ingredienti fondamentali per lo sviluppo del benessere del paese.

Per innovare serve il coraggio di rompere gli schemi, di pensiero prima ancora che quelli produttivi. Occorre la lucidà del sogno e l’audacia del fare, senza smettere il continuo intreccio intelligente di connessioni, trama vera di un ecosistema generativo.

Noi proponiamo una rivolta AgriCulturale.
E se la cultura fosse miccia per un nuovo modello agricolo per reinterpretare la tradizione,
ridefinire i confini del mercato e delle discipline, rigenerare gli spazi rurali restituendogli il ruolo non più solo di produzione agricola ma anche di produzione di cultura, di welfare e di comunità?
Innovare con la cultura, proporre un AgriCultura che, ibridando un sistema produttivo, crei un ecosistema vivo e circolare di produzione di comunità.
AgriCultura
Mettere in sinergia due sistemi di produzione: quello agricolo e quello culturale.
La cascina è da sempre multifunzionale non è solo luogo della produzione agricola ma in senso più pieno luogo di produzione di comunità secondo un modello circolare, connettivo e collaborativo.
Un luogo che per sua natura e storia è sede di diverse funzioni è quindi luogo ideale di sperimentazione: si reinterpreta e rigenera un luogo, innovandola sua identità.

COSA SI FA NELLE ORTOFFICINE?

Le Ortofficine diventano community hub e living lab rurale di produzione partecipata che accoglie diverse attività, dove innovazione culturale, agricola e sociale, indissolubilmente legate, ne sono filo conduttore.

4 sono le Ortofficine che prenderanno il via il prossimo autunno:

Ortofficine di comunità – costruire insieme le Ortofficine per promuovere la riappropriazione degli spazi fisici e relazionali da parte della comunità. Un percorso di Governance inclusiva, di capacitazione e di ingaggio della comunità per vivere insieme le ortofficine come bene pubblico. Un cantiere dal basso.

Ortofficine agriculturali – uno spazio di sperimentazione condivisa di nuove pratiche di welfare generativo attraverso l’ibridazione di cultura, cittadinanza e agricoltura. si farà AGRICOLTURA sociale supportata dalla comunità e distribuzione dei prodotti dei campi, Co-produzione di laboratori teatrali e artistici di narrazione, ricerca/azione del territorio, Percorsi immersivi e laboratori esperienziali agriculturali – laboratori dedicati a tutta la famiglia e momenti conviviali e ricreativi.

Ortofficine hack – sperimentare pratiche d’innovazione sociale, culturale e agricola e contribuire ad alimentare la riflessione e la conoscenza prodotta dalle comunità del cambiamento, dai cummunity-hub e dai ricercatori in Italia. Con un Hackathon annuale all’interno di agrifestival, che unisce la comunità locale e la comunità del cambiamento; on la messa in pratica delle idee emerse nell’hackathon; con la prototipazione di un centro di interpretazione del territorio; con la creazione di network di pratiche

Storie di ortofficine – comunicare, promuovere e disseminare il progetto per favorire la partecipazione ai processi di co-progettazone e co-creazione – il Docufilm e lo Storytelling partecipativo vogliono portare alla contaminazione e disseminazione delle pratiche tra le pratiche.

Il piano delle attività scandisce le iniziative che animeranno le 4 ortofficine seguendo il ciclo delle stagioni:

  • Primavera: preparazione della campagna agricola, laboratori Agriculturali, ArtLab e Workshop;
  • Estate: vendita dei prodotti agricoli, workshop estivi, performance artistiche, gli Agricamp, eventi ricreativi
  • Autunno: Incontri tematici, il docufilm, la riflessione
  • Inverno: fase di valutazione e riprogrammazione delle attività dell’anno successivo.

Accanto a queste attività più stagionali si identificano eventi puntuali come gli hackathon e Agrifestival a Sant’Alberto e la fiera delle esperienze a Sant’Apollonia e processi continui come lo storytelling e le fasi di monitoraggio e apprendimento.

 A CHI CI RIVOLGIAMO?

Alla Comunità locale Tutta la comunità rivoltana e dei paesi limitrofi, le persone a rischio di vulnerabilità sociale inserite in un percorso di self empowerment, i giovani e il terzo settore, gli imprenditori agricoli, performer e imprese culturali.
Le ortofficine vogliono essere luoghi di self e community empowerment, di governance inclusiva, di produzione di beni relazionali e rivitalizzazione di spazi comuni.

Alla Comunità dell’innovazione Innovatori sociali , ricercatori, city making, policy designer,  reflective pratictioner, imprese sociali, comunità del cambiamento. Il valore della proposta è creare una piattaforma di sperimentazione condivisa di nuove pratiche di innovazione culturale e di welfare generativo attraverso l’ibridazione di cultura, cittadinanza e agricoltura per contribuire ad alimentare la riflessione e la conoscenza prodotta dalle comunità dell’innovazione, dai cummunity-hub e dai ricercatori in Italia.

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